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I Misteri di Lapio PDF Stampa E-mail

 

 

 

Ed ecco a voi una delle più belle tradizioni di Lapio: i Misteri.

Lapio è uno di quei paesi dell'Irpinia che, rimanendosene arroccato su una collina, sembra aver deciso da tempo di tenersi in disparte da quella storia in prevedibile e rischiosa. Ha cercato di porsi in comunicazione con Dio e s'è incontrata con Cristo, con quel Cristo sofferente, paziente, inchiodato alla croce. Ha saputo assistere alle prime rappresentazioni sacre, e ha trovato una rispondenza di significato concreto nelle immagini dipinte e affrescate del Cristo, della sua corte di Santi e Madonne e nelle loro raffigurazioni statuarie. D'altronde è pervenuta certamente a Lapio, tramite l'influsso dei monaci del convento di S. Maria degli Angeli prima e della confraternita del Carmine poi, la predicazione di S. Francesco d'Assisi, secondo la quale la vita terrena per proseguire dopo la morte deve svolgersi nell'imitazione della vita di Cristo.

E così Lapio si è cimentato nell'imitazione di luoghi santi dove s'era realizzato l'originale dramma della Passione di Cristo, riproducendo quel dramma, annualmente poi destinato a ripetersi. Ecco che allora i misteri della vita e della morte di Cristo hanno preso forma, corpo, colore in grosse statue di cartapesta.

Le 22 tavolate, comprendenti 85 statue dei Misteri, risalgono alla seconda metà del 1700, imballate dentro grosse “ cascie ” avvolti nella paglia, coperti di “tela impeciata”, in viaggio su una carovana

di carri trainati da cavalli. L'artefice di queste statue che personificano i Misteri, così umani nelle forme, nelle sembianze, nelle fattezze anatomiche, apparteneva a una famiglia napoletana. La congrega di S. Maria Maggiore del comune di Lapio mossa da profonda devozione, fece formare in Napoli in cartapesta i simulacri della Passione di Gesù Cristo. Questi in un primo momento furono custoditi dai signori Filangieri di Napoli, e il Venerdì Santo le tavolate uscivano, ad una ad una, portate a spalla con l'ausilio delle forcine dei devoti di Lapio, sotto le imponenti arcate del castello. E Lapio gelosa custode delle vecchie tradizioni cerca di mantenere viva la fede e nel giorno santo, oltre alla consueta processione di Gesù morto, fa rappresentare il gran dramma della passione di Cristo, che immobili le statue recitano. Ciascuna tavolata ruota attorno alla figura di Cristo che appare attore e regista del dramma. La gente allo sfilare delle tavolate, è coinvolta nel dramma, sente la contemporaneità di quegli eventi. I Misteri esprimono l'essenza di un'arte popolare, che pretende chiarezza dalle cose ed è lontana da manierismi artificiosi che fanno perdere tutto il significato del “vero sacrificio”di Cristo. Per antica tradizione, prima del Venerdì Santo, nella giornata di Mercoledì, si “attaccavano” le campane. Il cielo si fa muto prima del tramonto, nella chiesa matrice, si recitano i misteri. Di Giovedì, si rappresenta nello stesso scenario della chiesa, la cerimonia della lavanda dei piedi e dell'ultima cena. A sera Gesù Morto veniva fatto uscire dalla chiesa e si formava d'incanto un maestoso corteo che procedeva lentamente per un percorso lungo e tortuoso. A tarda sera l'aria si fa cupa al passaggio solitario di due banditori che percorrono le stradine del paese annunciando il prossimo avverarsi del dramma della Passione con un breve suono di tamburo e tromba, che pare tradurre il disperato appello della madre alla ricerca angosciosa del figlio. Nella prima mattina del Venerdì Santo i banditori annunciano l'uscita dei Misteri secondo l'ordine di sequenza della scena, che poi andranno disposti lungo Corso Umberto I. La aspettano, fermi e taciturni, l'arrivo in processione di Cristo Morto, steso nudo sul sudario, seguito dalle “ immacolatine ”, bambine vestite allo stesso modo dell'Addolorata. Di pomeriggio si replica l'orazione sui temi della Passione, e al termine i Misteri fanno ritorno nello stanzone della chiesa…e se ne stanno ammucchiati come in letargo, per riprendere nuova vita nella successiva ricorrenza di Pasqua. L'impianto originario delle tradizioni di Pasqua a Lapio non ha resistito alla corsa di un mondo in fuga verso il futuro, sostituito da cerimonie più adeguate ai nuovi tempi,più essenziali. Ma rimangono i Misteri, fissati sulle loro tavolate, a trattenere quell'eco di voci lontane, degli antichi riti delle antiche scene “spettacolose”, e continuano a raccontarci con il linguaggio semplice, schietto e primigenio dei gesti l'eterna vicenda della Passione di Cristo.

Carmen e Ilaria

 

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