FRA’ GIUSEPPE E LUCREZIA, DUE VITTME DELLE MALDICENZE Stampa

Gli atti pubblici servivano non solo per condannare. Tante altre volte venivano utilizzati per difendere qualcuno dall’accusa di immoralità o per mettere in chiaro il proprio  onore. A questo proposito, ne proponiamo alcuni della stessa epoca, riguardanti la comunità di Lapio. Come capitava spesso i primi ad essere diffamati per storie di donne, erano i sacerdoti . E così Frà Giuseppe Maria Tentindo guardiano del convento francescano di Santa Maria degli Angeli, accusato da molti di aver commesso un qualche scandalo durante le sue permanenze a Taurasi, nel 1717  si fece difendere solennemente dal sindaco e dagli eletti di quel paese: “l’hanno sempre visto si diceva  nell’atto solo, senza veruno scandalo apportato a cittadini , anzi si è portato  ad una vita così esemplare, che have dato edificatione a tutti li cittadini di detta terra di Taurasi, e sta in bocca di quelli con grande melodia, avendo conosciuto l’essere suo così giusto ed affezionatissimo verso li predetti similché da essi se ne tiene in gran stima”.

Qualche anno prima, nel 1686, si era dovuta difendere la giovane Lucrezia Iannino , vittima di chiacchiere infondate: era stata frequentemente vista mentre discorreva con un certo Angelo , forse coetaneo, che le faceva complimenti ma senza insidiarla, invitandola ad essere sempre “ Onorata e buona figliola”. In particolare, “ un giorno, e proprio a ventisette del mese di luglio dell’anno passato, ritrovandose per la strada dietro Santa Maria delle Grazie se trovò con detto Angelo, et anco l’ammonì dell’ istessa manira et gli disse che fusse stata buona figliola et onorata et molte altre  parole buone di accortezze. Ma i giovani furono notati da alcuni “ Malevoli” e ben presto il paese fu informato del fatto e inondato dalle più varie e malevoli interpretazioni . La cosa suscitò l’ira di Giuseppe, padre della ragazza, che querelò Angelo protestando che li avesse fatto forza voler violare Lucrezia” : insomma, il giovane fu denunciato per tentata violenza. Alla fine ,però, placatesi le acque e le chiacchiere si riconobbe che non era accaduto nulla di particolarmente grave e la famiglia della giovane discolpò pubblicamente Angelo, tutelando però in maniera netta e chiara l’onore della ragazza: “ et perché essa Lucretia giamai dal detto Angelo è stata forzata di niuna maniera, ma sempre admonita come di sopra et il suddetto giorno particolarmente… Giuseppe eLucretia di loro libera volontà dichiarano detto Angelo innocentissimo et voleno che detta querela non vaglia da nessuna maniera et che non facci fede in juducio né estra per non essere vera”.

Professore Fiorenzo Iannino

 

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