UNA CONTRASTATA ELEZIONE COMUNALE Stampa

Nell'estate del 1633 i lapiani vissero una tormentata vicenda politico-elettorale.

Il 21 agosto era stato convocato il "parlamento" (assemblea di tutti i capifamiglia maggiorenni) per procedere all'annuale elezione dei due sindaci e dei quattro "eletti" che dovevano amministrare 1' Università dal primo settembre al 31 agosto dell'anno successivo. L'assemblea, presieduta dagli amministratori uscenti (i sindaci Giacomo Russo e Angelo Mottola ; gli eletti Aurelio Lepore, Giovan Vincenzo Carbone, Giuseppe Gorillo e Giovan Antonio Lorido), si tenne nella piazza pubblica "detta Lo Pianello", "in quo loco ditta Universitas se congregarisolet pro negotiis publicis"(dove l'Università è solita riunirsi per discutere degli affari pubblici) . I cittadini già vocati ostiatim (avvertiti casa per casa) dall'usciere comunale Giovan DomenicoGorillo furono chiamati dal suono delle campane L'assemblea si aprì alla presenza del governatore del feudo, il "magnifico" Felice Todisco. I sindaci proposero i nomi dei loro successori (Giovan Martino Moccia e Angelo de Costanza di Aurelio) e degli eletti (OrazioBeneventa, Giovanni de Pascale, Giovan Domenico de Costanza, Giovan Domenico Barone). A questo punto si scatenò il putiferio. Fabio Cozza, sostenuto da Francesco Melchionno e Domenico Pesa, avanzò dubbi sulla legittimità della proposta: bisognava rispettare "li ordini regi" e i candidati, tranne il Moccia, "sono poveri, poverissimi". Orazio Romano fu ancora più esplicito e richiese l'elezione di "homini che habbiano e possedino". Marino Territiello, Francesco Romano e Francesco Pesa avanzarono un'ulteriore richiesta: sorteggiare undici persone tra cui eleggere i nuovi amministratori. Angelo Capone, Fazio Lordo, Santo de Santo, Mario Simoniello e Agostino Ianciano proposero l'elezione di un solo sindaco. Infine, altre dodici persone, in maniera più o meno polemica, respinsero anch'esse le candidature avanzate. Soltanto due elettori si dichiararono d'accordo con la proposta: Angelo de Costanza e LivioMelchionno.

L'assemblea  fu quindi aggiornata al 24 successivo. Il verbale della nuova discussione è molto interessante perchè, comprendendo l'elenco completo degli "officialì" dell'Università, ne indicale competenze economiche, religiose e sociali (così sappiamo, ad esempio, che essa esercitava il patronato sulla confraternita della Neve e su alcune chiese minori).

In quell'occasione, furono candidati ed eletti: Giovan Martino Moccia e Angelo de Nutolo(sindaci); Orazio Zarrella, Giovan Battista de Pascale, Decio Faiella, Giovan Domenico lannino(eletti).

Per gli altri incarichi furono poi eletti: Giovan Vincenzo Zarrella (procuratore dell'Ospedale situato in Porta de Piedi); Cesare Liza ("sindaco dello grano"); Iuliano Pizzetta e GiovanBernardino Carbone ("zeccarii"); Orazio Romano e Matteo Zarrella (giudici annuali); Lorenzo Cristofano, Angelo Costanza, Felice Boniello, Angelo Janciano, Giovan Martino Barone, Corallo Mottola (deputati); Bartolomeo de Cristofano e Stefano Favarulo ("mastri de SantaMaria de la Neve"); Cola Boniello e Martucciolo Mottola ("mastri de la Concezione"); Francesco Trodella e Marco Antonio Janciano ("mastri de de Santa Maria de lo Rito"); Angelo de Ciero e Martio Favarulo ("mastri de Santa Maria della Misericordia e così de Santa Mariadella Grazia"); Lorenzo Cristofano e Aurelio Lepore ("Catapani eletti per la Illustrissima signora Diana Tomacella" ,baronessa di Lapio).

Questa volta non vi furono contrasti: l'elezione avvenne all'unanimità dei pochi presenti (soltanto trentasei capifamiglia).

La scarsa partecipazione di elettori indicava chiaramente il perdurare di una profonda divisione   nella comunità che, come   prevedibile, provocò la contestazione dell'elezione .Infatti, l'11 dicembre di quello stesso anno, essendo stato presentato al marchese Enriques, presso l'Udienza di Principato Ultra, un memoriale di "alcuni cittadini" che richiedeva l'annullamento del precedente parlamento, si procedette ad una nuova assemblea, presieduta dal "magnifico" Mutio Russo (delegato dallo stesso Enriques). Questa volta gli elettori furono ben centosettanta ed elessero all'unanimità: Cesare Liza e Francisco Rubillo (sindaci); FatioLordo, Cesare Moccia, Nicola Meichionno e Matteo Zarrella (eletti). Purtroppo, nei resoconti dei parlamenti non sono indicati i motivi della lotta. Possiamo soltanto dire che l'Università viveva allora un periodo di profonda crisi economica e che, quindi, sulla gestione economica e sociale dell'ente si erano accumulate forti tensioni. Inoltre, si può anche immaginare un intervento più o meno diretto della baronessa Diana Tomacella, donna forte e determinata: anche la gestione del feudo stava rovinando e le controversie con l'Università, per questo motivo, dovettero intensificarsi.



Fiorenzo Iannino

 

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