Le numerose alterazioni degli ultimi due secoli hanno modificato non poco le originarie strutture interne (fatta eccezione per alcuni locali del piano nobile).
Quasi integro, invece, è l'impianto architettonico esterno, di cui si può ammirare l'imponente ingresso,sormontato da un lussuoso loggiato (oggi murato).
La funzione difensiva è testimoniata dalla Torre di guardia, alta undici metri. La corte interna (parzialmente crollata) conserva un bellissimo pozzo ottagonale, ornato con numerosi fregi scolpiti nella pietra, tra cui spicca lo Stemma di Famiglia.
I Filangieri coltivarono una particolare predilezione per la pittura. Non a caso gli ambienti del Palazzo furono arricchiti con affreschi di notevole qualità,affioranti ancora qua e là, tra cui spiccavano le immagini delle nove Muse.
I Baroni acquistarono anche opere provenienti dalle scuole fiorentine. Sappiamo,infatti,che il palazzo ospitava due piccoli ritratti di giovani ignoti:il primo,attribuito quasi unanimemente a Sandro Botticelli ,era un “pregevolissimo esempio di ritrattistica del Quattrocento fiorentino”; l'altro era una copia dello stesso Botticelli,il cui originale è tuttora esposto alla Galleria di Palazzo Pitti.
Le due tavole sono andate purtroppo disperse:portate a Napoli ed esposte nel Museo Filangieri, durante l'ultima guerra furono sistemate nel deposito di Villa San Paolo a Belsito(Napoli) incendiata il 30 settembre 1943,non sappiamo se bruciarono o furono rubate.
L'attività mecenatizia dei Filangieri è documentata soprattutto per la già citata chiesa di Santa Caterina d'Alessandria,sulla quale esercitavano il diritto di patronato (inutilmente contestato dal cardinale Orsini alla fine del Seicento).
Qui si conserva una grande tavola (cm 288x203) raffigurante il martirio della Santa, originariamente inserita in una “ cona grande di legno dorata con immagine sopra della Vergine”,dalla soprintendenza attribuita ad ignoto del Cinquecento e dal professore Galante Colucci a Marco Pino da Siena.
Pur essendo il monumento più importante della chiesa,il quadro è attualmente collocato in posizione marginale ed infelice ed è in fase di restauro.
Della stessa Santa esiste un pregevole busto ligneo fatto realizzare dalla baronessa Diana Tomacello nel primo Seicento,contenente un molare della Martire, donato dagli antenati crociati.
Altre testimonianze della munificenza dei Filangieri sono:l'altare Settecentesco, il fonte battesimale,la preziosissima croce d'argento in cui si conserva una reliquia della Santa (croce anch'essa portata dalle crociate),una serie di parati sacri donati ancora dalla baronessa Diana.
Insomma ,ci sarebbe abbondante materiale per allestire un'affascinante mostra sulla munifica attività di questa nobile famiglia.
Un ulteriore abbellimento del Palazzo si ebbe nella seconda metà del Seicento, dopo che il barone Filippo, figlio di Pompeo,aveva venduto il feudo al cugino Giuseppe.
Lo stemma e forse anche l'imponente portale d'ingresso risalgono a questo periodo. Anche la moglie di Giuseppe, Ippolita Carafa, fu prodiga verso la chiesa di Santa Caterina,all'interno della quale nel 1659 fondò la cappella dell'Assunta,collocandovi un dipinto forse eseguito da Solimena padre, da tempo disperso.
Numerose furono anche le donazioni al Convento di Santa Maria degli Angeli,in cui furono seppelliti non pochi membri della Famiglia.