UNA PAGINA DI STORIA
URBANISTICA: LE TORRI DI LAPIO DA ELEMENTO DI DIFESA A CIVILI ABITAZIONI
(1725).
Il 21 novembre del 1723,
nella piazza di Lapio e alla presenza del governatore Giuseppe Pirone, si tenne un "pubblico parlamento"
convocato dagli amministratori
dell'Università ( il sindaco Domenico de Matteo e gli "eletti"
Domenico Mottola, Antonio Todisco, Giuseppe de Gennaro, Nicola de Joanna,
assistiti dal cancelliere Alessandro Iannino) . I 58 capifamiglia intervenuti
dovettero affrontare un problema assai spinoso: entro quattro anni bisognava
restituire ai padri di San Pietro a
Cesarano, creditori dell'Università, la cospicua somma di 645 ducati (più il 5% di interessi annuì).
All'unanimità si decise di sottoporsi ad una tassazione "inter cives"
: in pratica, il debito fu suddiviso in parti uguali tra i vari nuclei
familiari. Inoltre, per ridurre il peso delle singole quote, si stabilì di
mettere all'asta "un edificio antico,
di niuno comodo et utilità, anziché fra breve tempo si rovinerebbe in
tutto". Si trattava di «un moraglione con una torre di fabrica
scoverta che ANTICAMENTE SI FECE PER COSTODIRE LA DETTA TERRA NEL LUOGO DETTO
PIANELLO confinante attorno attorno la via pubblica ....com'anche un'altra
torre che sta attaccata alla casa di
Angelo Riccella e confinante col giardino di questo eccellentissimo principe
che sta nel medesimo luogo detto Pianello (oppure) il Fosso dietro le
torri".
La torre ed il muraglione
al Pianello (larghi 20 palmi e lunghi 30) furono valutati 45 ducati e 3 tari dai "mastri
fabricatori" Leonardo Statuto e Nicola Mottola . L'altra torre fu valutata nove ducati dallo stesso Nicola
Mottola e dall'altro "mastro" Lorenzo Meola.
Una prima offerta fu presentata il 22 luglio 1724 da Aniello
Romano, interessato all'acquisto della torre e delle mura del Pianello; Angelo Riccelli, invece, fece la sua proposta
per la torre dei Fossi.
Le aste, annunciate dal
"giurato" banditore Domenico Tenneriello, si tennero "in publica
platea" ( in piazza) il 26 marzo e il 9 aprile del 1725 su disposizione
del sindaco Carlo Pascale e dagli eletti Angelo Mele, Giuseppe Lorido, Ciriaco
Moccia: non essendo comparse altre persone durante l'accensione della candela ,
i beni furono venduti a Romano e Riccelli, che le pagarono secondo il
prezzo stabilito dagli
"apprezzatori".
Ma Aniello Romano non si
accontentò della torre. Il 22
aprile acquistò due "casaleni
diruti nel loco detto La Piazza avanti la chiesa maggiore", confinanti
con la "muraglia" appena acquistata e pagati entrambi cinque ducati:
il primo ("lungo palmi ventotto e largo sedeci" ) era della
stessa Chiesa Madre; il secondo (" di lunghezza palmi trentadue e di
larghezza paimi sedici") della Confraternita di Santa Maria della
Neve. Infine, l'11 novembre il "clerico coniugato" Giuseppe Perrotta
per venticinque carlini gli cedette ampi spazi di un orto confinante con i beni
appena descritti. Con queste operazioni, il "magnifico" Aniello
Romano potè costruire una casa signorile di "Otto membri superiori e
Otto inferiori con piccolo giardino", che oggi è degli eredi del prof.
Goffredo Zarrella.
La torre dei Fossi, invece, appartiene agli eredi di
Ernesto Gialanella.
Fiorenzo lannino